lunedì 17 giugno 2013

Ijimè (bullismo): "il chiodo che sporge va martellato"




Secondo molti studiosi l’aver subito atti di bullismo a scuola è una delle cause scatenanti dell’hikikomori. In Giappone le dimensioni di questo fenomeno sono inquietanti: in un sondaggio del 1994, il 54% degli alunni delle scuole medie ha dichiarato di aver subito gravi atti di bullismo.






La piaga del bullismo nelle scuole è presente in quasi tutte le nazioni del mondo, ma in Giappone, all’interno della cultura giapponese, esso sembra assumere alcune caratteristiche particolarmente rilevanti. L’ijimè (parola che deriva dal verbo ijimereru, ovvero “tormentare”) viene considerato un marchio d’infamia e subirlo equivale spesso ad ammettere il proprio fallimento nella società. Infatti, i casi di suicidio correlati sono numerosissimi.

Un’altra modalità caratteristica del bullismo giapponese è lo shikato, che consiste nell’isolamento totale della vittima, esclusa da ogni gruppo e trattata da tutti come se non esistesse. Si può capire come questa, in una società dove l’importanza del gruppo è particolarmente esasperata, sia una violenza psicologica brutale.

Secondo Zielenziger (ricercatore dell’Università di Berkeley, California) in Giappone non esistono vere e proprie norme morali che impediscono l’ijimè. Egli infatti, nel suo libro "Non voglio più vivere alla luce del sole" scrive:

"A causa dei fitti legami razziali, tribali e culturali, il dogma nazionale giapponese implica che tutti siano uguali e abbiano in comune pensieri e valori identici. Tale ideologia rende più semplice razionalizzare la punizione della persona che devia.
[...] Il bullismo di fatto è tollerato anche nella società giapponese 'adulta' come un mezzo per modificare un comportamento, uno strumento per costringere l'individuo ad accettare la logica del gruppo.”


Lo shikato e gli atti di bullismo avvengono spesso sotto gli occhi degli insegnanti che non sempre intervengono, lasciando che la logica del gruppo prenda il controllo della classe. Perché, come dice un famoso proverbio giapponese, “il chiodo che sporge va martellato”.


Qual è la situazione in Italia? 


Il bullismo nelle scuole è una questione molto calda anche nel nostro paese. Dalle ultime ricerche risulta che un adolescente su cinque ha subito atti di bullismo in classe. Ma non solo, esiste anche il Cyberbullismo, un fenomeno in grandissima crescita.

I contraccolpi psicologici del bullismo non vanno intesi solo nell’immediato, ma anche nel tempo, come spiega benissimo questo articolo del Corriere della Sera. Spesso può trattarsi di un vero e proprio trauma con conseguenze a lungo termine.


Allacciare il bullismo adolescenziale all’hikikomori non è poi così difficile. Molti ragazzi iniziano il loro isolamento con il rifiuto di recarsi a scuola, perdendo così anche la possibilità di mantenere i rapporti con i compagni di classe. Durante gli anni delle superiori, infatti, la scuola rappresenta gran parte, se non tutta, la vita di un ragazzo. 


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