Hikikomori Italia | Logo Hikikomori Italia | Libro Hikikomori Italia | Donazioni Associazione Genitori Hikikomori Italia | Eventi

mercoledì 4 gennaio 2017

Come si aiuta chi non vuole essere aiutato?


ITA | ENG

Molti hikikomori ritengono di non avere alcun problema e ripetono di voler essere lasciati in pace. Questo atteggiamento di rifiuto porta inevitabilmente a continui conflitti con i genitori che, invece, vorrebbero vedere il figlio condurre una vita diversa, una vita "come quella dei coetanei".

I genitori più determinati, dopo lunghe battaglie, riescono a convincere i figli a recarsi da uno psicologo, ma i percorsi psicoterapeutici possono rivelarsi inconcludenti quando non vi è una reale motivazione intrinseca da parte degli hikikomori a cambiare il proprio stato. Spesso, chi accetta di essere seguito da un professionista lo fa solamente per "fare contenti gli altri" e per far cessare le pressioni dei famigliari.



Losing You - LY


"Io sto bene, perché volete costringermi a fare una vita diversa?"

Questa è una delle principali obiezioni che potrebbe avanzare un hikikomori. E non è necessariamente una bugia. In quel momento potrebbe davvero sentirsi bene e desiderare fortemente proseguire il proprio stile di vita, ma questo significa che un genitore dovrebbe rinunciare ad aiutarlo? No.

Il punto principale è che gli hikikomori spesso sottostimano gravemente l'impatto che la propria scelta avrà sul loro benessere futuro. Lo sottostimano o, semplicemente, evitano di pensarci, non gli importa. Fuori sto male, dentro sto meglio. Da un certo punto di vista è un ragionamento logico, lineare, sensato. Il trionfo del "qui e ora".

Ma il diritto che ognuno ha di vivere la propria vita come meglio crede cessa nel momento in cui la propria scelta grava sulle spalle di altri.



Leggi il libro

È possibile aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato?


Tornando alla nostra domanda, la risposta è "sì". Non solo è possibile, ma è anche un dovere farlo. L'importante, però, è che si tengano sempre in mente questi tre punti, a mio parere fondamentali:

  • non lo sto facendo per me: quando vogliamo a tutti i costi aiutare una persona dobbiamo sempre ricordarci che lo stiamo facendo per il suo bene, non per il nostro. Quindi l'obiettivo non deve essere quello di spingere nostro figlio a vivere la vita che noi riteniamo essere più giusta per lui, ma semplicemente aiutarlo a trovare la sua strada, la vita che speriamo possa renderlo più sereno (anche se non corrisponde al nostro modello di vita ideale);
  • posso aiutarlo fino a un certo punto: l'impatto che le nostre parole e le nostre azioni possono avere sulla vita di un'altra persona non può mai superare determinati limiti. È doveroso provare ad aiutare una persona che riteniamo essere in pericolo, ma allo stesso tempo, non possiamo agire per conto di quella persona e la nostra responsabilità sulle sue scelte è, giustamente, ridotta. Ognuno è padrone della propria vita, anche nostro figlio.
  • devo continuare a vivere la mia vita: quando si ha un figlio in difficoltà si farebbe di tutto pur di aiutarlo, anche sacrificare il proprio benessere personale. Eppure, un atteggiamento di abnegazione rischia di provocare l'effetto opposto in un hikikomori, il quale, sentendo su di sé maggiore pressione da parte dei genitori, potrebbe reagire isolandosi ancor più gravemente. Per questo motivo bisogna sforzarsi di continuare a condurre una vita normale senza farsi prendere dalla frenesia e dal panico. La parola d'ordine è sempre "pazienza".

Questi "consigli" sono il frutto del confronto con centinaia di genitori di ragazzi hikikomori facenti parte del gruppo Facebook a loro dedicato. Non vogliono suonare né arroganti, né pretenziosi e non sono ovviamente la soluzione al problema. 

Avere a che fare con un figlio hikikomori è probabilmente una delle sfide più difficili che un genitore può trovarsi a dover affrontare e richiede un impegno quotidiano che, solo chi lo ha vissuto in prima persona, può davvero capire.



Guarda il video di approfondimento



Leggi anche:






29 commenti:

  1. sono pienamente d'accordo in tutti e tre i punti, ma è difficile. A volte si esce dai canoni e non si è più padroni della propria pazienza. Per quanto mi riguarda mio figlio con la sua arroganza, il suo cinismo e la sua strafottenza provoca in me una reazione che è l'opposto della pazienza. Penso "io l'adoro cosa ho mai fatto di sbagliato perchè lui possa odiarmi così". Poi semplici gesti e piccole attenzioni mi fanno capire che non è così; allora mi ridimensiono e ritorno padrona della mia pazienza. Allora tutto procede bene ma i giorni passano e lui è sempre là nella sua stanza, che è il suo mondo; ed io da quest'altra parte che faccio una vita normale, ma....per quanto normale sia è solo finzione

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È difficilissimo, su questo non c'è dubbio, ma è difficilissimo anche per tuo figlio. L'arroganza e il cinismo sono solo maschere che nascondono una grande fragilità.
      È ovvio che parlare di "vita normale" quando si sente di avere un grande problema è quasi impossibile, ma l'alternativa (la ricerca ossessiva della risoluzione rapida del problema) nella maggior parte di casi non fa altro che peggiorare la situazione.

      Elimina
    2. Io ho una situazione analoga, mio figlio ha 21 anni e da quando aveva 18 anni ha iniziato il suo percorso di isolamento, prima non andando più a scuola, poi uscendo solo di notte e mangiando in orari assurdi chiuso nella sua stanza. Rifiuta ogni tipo di aiuto ed ogni volta che cerco di parlarci mi urla addosso odio e parolacce. Non riesco ad aiutarlo, ho provato in tutti i modi, ma rifiuta aiuti esterni, io mi sento impotente e sono distrutta! Segnalatemi qualche struttura che in Abruzzo possa fornirmi supporto per iniziare una terapia via internet, unico contatto che ancora mantiene con il mondo esterno!

      Elimina
    3. Mio figlio tra poco compirà 17 anni e gli ultimi tre anni li abbiamo passati tra psicologi e psichiatri. Il ragazzo si rifiuta di frequentare la scuola da quando ha conseguito la licenza media ed ormai vive isolato nella sua camera a giocare con i videogames fino alle 2 di notte.Ci sono stati periodi in cui ha frequentato la palestra in maniera regolare ed è andato a fare psicoterapia prima individuale e poi di gruppo una volta a settimana per quasi tre anni e questo ha permesso a farlo uscire di casa. Adesso non vuole fare nè l'uno e nè l'altro da circa due mesi . La sua diagnosi è "forte disagio" scaturito probabilmente da eventi di bullismo vissuti nel periodo della scuola media e da noi che ci siamo imposti per un migliore profitto scolastico.
      Tre anni fà all'esordio del problema ha fatto una visita presso la neuropsichiatria diagnosticando una dipendenza da videogames mentre lo psichiatra attuale ha scongiurato questo affermando che i videogames non sono stati la causa ma una conseguenza, in certi casi hanno aiutato il senso del disagio e di isolamento in quanto si è sentito parte di una rete di amicizie on line. Non abbiamo più fiducia nella neuropsichiatria anche perchè successivamente si è sottoposto a visita di colloquio sia con il direttore di questa struttura che lo ha dirottato verso le sue collaboratrici e sia con il responsabile con la quale ha tenuto sedute di psicoterapia individuale presso il suo studio privato, sganciando fior di soldi e senza alcun risultato.

      Io e mia moglie sappiamo che si trova in una fascia di età molto delicata ed adesso vediamo , alla luce dei fatti, che a nulla sono valsi i nostri sacrifici.

      Elimina
    4. Entra nel nostro gruppo genitori. Molti di loro hanno avuto storie simili alla tua, ma grazie alla condivisione e al confronto sono riusciti a migliorare la propria qualità di vita e quella dei loro figli.

      Elimina
    5. desidero entrare nel vostro gruppo come fare?

      Elimina
    6. Scriva a info@hikikomoriitalia.it

      Elimina
  2. Non so piu cosa fare, ma credo che l' aggressività sociale ha raggiunto il suo culmine. Intendo dire che i maltrattamenti sul lavoro, i pettegolezzi feroci, le invidie, le derisioni pubbliche, sono dappertutto. Anche dai professori mio figlio ha avuto il peggio. Non tutti ma ne sono bastati 2 per annichilire mio figlio. Persino su FB, la narcisista di turno lo ha deriso pubblicamente. Non credo che questi ragazzi siano anormali, ma penso che si vergognano di essere stati cosi umiliati e cercano negare anche a se stessi di aver incassato dei colpi che li hanno messi in ginocchio. Ma questo non mi consola perche ho paura del tempo che passa e ogni giorno è un giorno in più pieno di dolore

    RispondiElimina
  3. Pazienza,si tanta,ma fino a quando? Tutto ha inizio con la sua adolescenza, combatti per aiutarlo e accetta anche se con difficoltà...sembrava stesse migliorando finalmente usciva di casa anche se per poco...poi tutto ricomincia...una stanza un computer..Il tempo passa gli anni passano...così fino ad arrivare a 26 anni...si alternano la pazienza con la rassegnazione...a volte la rabbia con il dolore...e nn sai cosa fare come tirarlo fuori da questa situazione..appena provi a dirgli qualcosa le risposte sono insulti e porta sbattuta in faccia...come madre come posso aiutare un figlio che di aiuto nn ne vuole sapere?

    RispondiElimina
  4. Mio figlio ha 21 anni e vive, letteralmente, sul divanetto in cucina, che è la stanza in cui anche io, per necessità, trascorro gran parte del mio tempo domestico. Come se cercasse la mia presenza. Infatti lui dice "se sto da solo impazzisco". Eppure vive la sua vita in isolamento da circa 4 anni, peggiorando gradualmente e rifiutando qualsiasi aiuto ("io sto bene, fatti curare tu"). La morte del padre ha sicuramente aggravato la situazione. Cosa posso fare? Non riesco ad assistere alla sua deriva....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il confronto con gli altri genitori è il primo passo per meglio comprendere il problema guardandolo da prospettive diverse. Unisciti a noi.

      Elimina
  5. oggi ho scoperto hikikomori e mi si è aperto un mondo. mio figlio ha 33 anni, e questo mi allarma molto. ha iniziato il suo percorso di allontanamento intorno ai 15 anni. a scuola deve essere successo qualcosa di cui non siamo mai riusciti a sapere. per due anni restò chiuso nella sua camera. psicologo e uscita apparente con relativo ritorno a scuola. ma, nel corso degli anni, ci sono stati intermezzi ed intervalli. da sei mesi siamo tornati al buio: abbandono di tre lavori, uno meglio dell'altro. ora sono io a terra e lui pure, credo. ho visto che c'è un gruppo genitori su fb e provvederò a segnarmi. volevo sapere se a roma esiste un gruppo cui posso rivolgermi di persona perchè solo on line mi rende insicura. saluti
    stefania

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo, esiste un gruppo di genitori di "Hikikomori Italia" in tutte le principali città italiane, Roma compresa. Si incontrano fisicamente una volta al mese alla presenza di uno psicologo (se sei associato/a è un servizio completamente gratuito). Entrare nel gruppo Facebook è solo il primo passo. Se hai dubbi scrivimi a marco.crepaldi@hikikomoriitalia.it

      Elimina
    2. La scoperta che la situazione che sto vivendo da anni con mia figlia ha un nome ed è , purtroppo, condivisa da altri genitori mi da una speranza. Condividere e discutere con chi vive situazioni simili penso mi possa aiutare non solo a trovare migliori strumenti per affrontarla ma anche a sopportarla. Mi riconosco nella quasi totalità delle storie narrate. Mia figlia ha 29 anni e,come per altri, ho visto, si passa da periodi di quasi 'normalità' in cui riesco a parlare con lei, anche se mi pare,comunque, senza ottenere risultati 'pratici', a periodi in cui alza un muro di ostilità impossibile da abbattere in qualsiasi maniera. Il propblema primario è l'evidente sofferenza , anche se lei la nega, il problema secondario è che non c'è alcuna progettualità per il futuro. Vorrei iscrivermi al gruppo per avere un po' di supporto. Grazie a tutti.

      Elimina
  6. ho un figlio di 18 anni. Non so se ha questa sindrome ma sicuramente i segnali sono molto simili. Quando è a casa passa il suo tempo con il cellulare in mano o a giocare con i videogiochi. Dialoga poco . Sembra che gli dia fastidio ogni cosa soprattutto se detta da me. Con il fratello più piccolo neanche parla. Se gli faccio notare che secondo me ha un disagio dice che non è vero e che mi invento le cose. È una continua lotta. ..per tutto . Bugie continue. Non so come aiutarlo ma soprattutto non so se è una cosa passeggera o se è un reale problema. Per il momento frequenta la scuola e ogni tanto esce con gli amici. Quello che mi preoccupa è il fatto di non avere interessi. Non lo vedo mai sorridere per qualcosa. Non racconta quello che fa fuori con gli amici e in generale non racconta niente. Lo vedo apatico e a volte anaffettivo soprattutto nei nostri confronti. Sono preoccupata ma la cosa che più mi fa male è che non so come aiutarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Salve...sto vivendo una situazione uguale alla sua con mio figlio e nn so cosa fare e come aiutarlo,rifiuta qualsiasi cosa io gli propongo....frequenta regolarmente la scuola con buoni profitti,ma al fi la di quello è sempre chiuso in camera sua al pc a giocare,(lo sento parlare ridere al pc con un amico con il quale gioca)...le sue uscite dono molto sporadiche....in casa lo vedo solo al momento dei pasti....

      Elimina
    2. la stessa cosa succede con mio figlio, ha 18 anni e succede da un bel po ...tutto il giorno rimane chiuso in camera con il pc e quei maledetti tornei on line e con me non parla quasi mai o meglio...alterna periodi in cui sembra non mi tolleri ad altri in cui gioca fisicamente con me fingendo di volermi soffocare...........non so come aiutarlo ma questa cosa mi fa stare veramente male

      Elimina
  7. Mio figlio ha 20 anni e passa la maggior parte della sua vita nella sua cameretta, di fronte al pc oppure sul suo letto con il telefonino. Frequenta pochissimo l'università e preferisce prepararsi a casa per gli esami con la scusa che altrimenti perde tempo...ma con risultati ai limiti della suff perché i suoi interessi più grandi sono i videogames dove riesce a nascondersi per giorni e giorni e giorni e dove riesce ad ottenere risultati buoni, nelle competizioni, che lo fanno sentire capace. Tutto ciò è iniziato alle medie dove ha vissuto pesanti situazioni di derisione che lo hanno reso profondamente fragile. Sono anni che io e suo padre lo sollecitano ad uscire è quando lo fa si chiude in casa con qualche altro amico a giocare....rifiuta il duo corpo perché si sente brutto anche se questo non è vero e non dico cio'solo perché io sono la mamma....risponde male , con toni aggressivi quando lo si invita a smettere di stare davanti al pc...non usa facebook perche in passato é stato deriso....ma solo chat legate di videogames. Ha 20 anni ma é completamente fuori dal mondo. Non dialoga con noi genitori, se lo obblighiamo a venire con noi passa il tempo al cellulare nel suo mondo...se gli diciamo che ha un problema risponde che il suo interesse per i games equivale a quello di uno sportivo per il suo sport. Giova fino a tarda notte , fino anche alle tre o quattro di notte . Non sappiamo come affrontare questa situazione di chiusura dal mondo è la cosa incredibile ed ancora più dolorosa è che suo fratello di 15 anni ha la tendenza ad imitarlo e anche lui ha dei periodi analoghi....siamo disperati. Siamo genitori incapaci, abbiamo sbagliato tutto e non siamo in grado di aiutare i nostri figli. Sento da parte del ventenne un forte astio nei miei confronti e se tento di parlargli ed approfondire con lui questi aspetti lui si chiude ancora di piu e mi odia anche seio lo adoro ma non sono capace di farglielo sentire. Sono angosciata...

    RispondiElimina
  8. Buongiorno anche io mi unisco al coro di genitore disperati anche mio figlio rifiuta il mondo esterno e dopo la scuola si rifugia nella sua stanza
    Esce volentieri due volte a settimana x allenarsi a calcio ma dopo il nulla con me ancora parla nn tantissimo ma qualcosa si... quest estate usciva con gli amici quasi tutte le sere ma da un Po nn esce più e gioca alla play station comunica molto con altri ragazzi connessi con lui al gioco e in quel momento mi sembra sicuro di sé Ma evidentemente x nn avere nessun compagno x uscire ha un disagio interno
    L adolescenza e un periodo particolare lo sappiamo tutti ...Lui è molto timido con le persone e questo sicuramente lo mette a disagio forse xké qualcuno magari lo deride x questa timidezza mi sento impotente e nn so come aiutarlo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, scrivi a info@hikikomoriitalia.it

      Ti daremo tutti i riferimenti per entrare nella nostra associazione.

      Elimina
    2. Mio figlio nemmeno uno sport. Appena iniziava uno lo mollava subito. Pure la palestra perché non trovava un orario dove non c era nessuno.

      Elimina
  9. Vorrei far parte anch'io di un gruppo di supporto,ho un problema molto grosso

    RispondiElimina
  10. Mi potete dare un nome di riferimento a Pescara?Grazie

    RispondiElimina
  11. Buongiorno, sono un insegnante sto cercando informazioni sull'argomento perchè ho notato alcuni segnali di cui parlate in alcuni miei alunni

    RispondiElimina
  12. Buongiorno.. Ho sentito per caso al TG questa patologia. E rispecchia mio figlio. Ho sempre pensato che fosse timido e introverso, ma questo non giustifica che non ha e non vuole avere una vita oltre le mura di casa. Esce solo con me o suo papà. In vacanza solo con amici gli sembra una catastrofe. Parlare e salutare gente non ne parliamo. Appena gli parlo di fare qualcosa per se mi risponde male. Vorrei che facesse la vita di un 19 enne come tutti. Mi spezza il cuore che sta solo in casa. Anche se lui dice felice così. Non so come aiutarlo.

    RispondiElimina
  13. Mia figlia e maleducata mi tratta male e ho saputo che si fa le canne come posso aiutarla??

    RispondiElimina