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sabato 30 marzo 2019

Gli isolati sociali over 40 in Giappone sono più di 600 mila





Il Governo giapponese l'aveva annunciata da tempo e finalmente sono stati pubblicati i risultati della ricerca sugli hikikomori over 40. Nel precedente sondaggio del 2017, infatti, ci si era concentrati esclusivamente sulla fascia di età che andava dai 15 ai 39 anni, identificando ben 541.000 ritirati sociali.

Ebbene, chi sperava in un numero inferiore purtroppo rimarrà deluso perché gli isolati tra i 40 e i 64 nel paese nipponico sono addirittura più dei giovani e toccano la cifra record di 613.000 casi, con i maschi che rappresentano quasi l'80% del totale (fonte "The Japan Times"). Sommando i numeri emersi dalle due indagini, dunque, si supera abbondantemente il milione di hikikomori.

Andiamo a vedere nel dettaglio cosa ci dice questo importantissimo studio e proviamo a fare delle riflessioni in merito.



Losing You



Alla ricerca hanno partecipato 3.248 persone, delle quali quarantasette sono risultate avere delle caratteristiche riconducibili alla definizione di hikikomori (che ricordiamo in Giappone è molto stringente e prevede un isolamento continuativo di almeno 6 mesi), di cui il 76,6% maschi e il 23,4% femmine. 

Interessanti i dati relativi all'inizio dell'isolamento: il 27,7% si è ritirato tra i 20 e i 29 anni, l'8,5% durante i trenta, il 21,3% nel corso dei quarant'anni e ben il 19,1% dopo i cinquanta.




Sono davvero tutti hikikomori?

Nella mia interpretazione di hikikomori, che ho illustrato dettagliatamente nel libro "Hikikomori, i giovani che non escono di casa", ho sempre utilizzato come discriminante gli aspetti motivazionali che portano al ritiro.

L'hikikomori ricerca istintivamente l'isolamento a causa di forti difficoltà relazionali, paura del giudizio e, in generale, incapacità di sostenere pressioni e aspettative sociali. Ciò che causa la cronicizzazione della sua condizione, però, è lo svilupparsi di un'interpretazione della realtà che vede la società come un luogo negativo, lontano dai propri valori e dal quale è meglio tenersi distanti.

Raramente l'impulso all'isolamento sociale caratteristico dell'hikikomori si manifesta dopo i vent'anni (dal nostro sondaggio l'età media risultata essere chiaramente intorno ai 15 anni), proprio perché è soprattutto durante l'adolescenza che si costruisce l' identità sociale ed è sempre in questa fase della vita che si plasmano i valori e la propria interpretazione della realtà, che tenderà invece a stabilizzarsi durante la fase adulta (spiego il meccanismo psicologico in questo video).

Attenzione, ciò non significa che l'hikikomori non possa manifestarsi anche dopo i 30 anni, ma semplicemente lo ritengo raro e la mia ipotesi è che molte delle persone conteggiate nel sondaggio siano più semplicemente soggetti che si trovano in una condizione di emarginazione sociale, ma alla cui base non vi è una motivazione sovrapponibile a quella che caratterizza gli hikikomori.

Tale ipotesi è rafforzata dal fatto che, nella maggior parte dei casi, a detta degli stessi partecipanti allo studio, la condizione di ritiro è iniziata in seguito alla perdita del lavoro e molti hanno dichiarato di essere ritornati nella società una volta trovata una nuova occupazione.



Clicca qui per guardare il video.


Conclusioni

Nella società moderna, oltre al fenomeno degli hikikomori, esiste più generale un tema legato alla crescente solitudine e alla disgregazione dei legami sociali. Fondamentale però distinguere quando l'isolamento avviene per volontà della persona e quando, invece, avviene per forze di causa maggiore o per un'attitudine solitaria.

Tuttavia, nonostante io ritenga che all'interno dei 613.000 over 40 identificati da questo ultimo sondaggio giapponese vi siano anche molti che non dovrebbero essere annoverati tra gli hikikomori, è evidente che si tratti comunque di un numero enorme che rilancia ulteriormente l'allarme sul fenomeno.

Il tema degli hikikomori adulti esiste è sarà, con il passare degli anni, sempre più impellente. La maggior parte di loro, tuttavia, inizia il proprio isolamento durante gli anni dell'adolescenza o della prima età adulta. Questo è giusto ricordarlo in modo da non fare confusione.

Per loro gli strumenti che abbiamo a disposizione sono davvero pochi, non avendo nemmeno più come potenziale alleata la scuola, cosa si può fare? Qui si apre un altro tema immenso (che ho già in parte trattato in post precedenti e nel mio libro) e le soluzioni possono essere le più diverse, ancora però tutte da creare.

Quello che è certo è che se non interveniamo ora, lavorando soprattutto in termini preventivi, tra non molti anni ci troveremo con un numero di hikikomori sovrapponibile a quello giapponese, e allora l'impatto sociale sarà devastante.



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lunedì 11 marzo 2019

Hikikomori e sesso: ecco come gli isolati sociali vivono la propria sessualità





Quello sessuale è un istinto che abbiamo sviluppato in ottica riproduttiva, ma che nella società moderna si è svincolato quasi totalmente dalla sua funzione originaria e ha assunto una connotazione prettamente edonica e ludica. Non solo, la frequenza e la qualità della performance sessuale sono divenuti parametri di confronto sociale e dunque in grado di conferire un determinato status.

Soprattutto se parliamo di maschi, il successo sessuale determina maggiore rispetto e autostima. Diversamente, l'insuccesso può determinare una posizione di inferiorità in grado di provocare malessere e frustrazione in colui che la sperimenta. Il sesso diventa quindi, a tutti gli effetti, una fonte di pressione di realizzazione sociale, ovvero quella dinamica che da sempre abbiamo indicato come la causa madre dell'hikikomori.

Viene dunque da chiedersi se esista un nesso tra il crescente fenomeno dell'isolamento giovanile volontario e l'aumento della pressione sessuale nella società moderna. Proviamo a capirlo.



Losing You - LY



Il ruolo del sesso nella società moderna


Il sesso è una tematica che permea e domina ogni ambito della nostra società, ma spesso lo fa in modo latente e superficiale, mentre raramente viene affrontato con serietà e trasparenza. Sui media tradizionali, come sul web, siamo continuamente bombardati da input che lo riguardano, i quali, sempre più spesso, ci suggeriscono quanto sia importante per gli altri e, di conseguenza, quanto dovrebbe esserlo anche per noi.

In particolare i porno trasmettono un'immagine meccanica e stereotipata dell'atto sessuale, sia per l'uomo che per la donna. Quest'ultima, inoltre, viene spesso oggettivata e ridotta a semplice strumento di piacere a uso e consumo del maschio. Tale rappresentazione provoca diversi impatti sulla psiche del consumatore, poiché contribuisce a legare al sesso concetti come potere, possesso e violenza.

Inoltre, dal momento che l'atto viene derubricato a mera performance, quello che si genera in entrambi i sessi è un'ansia da prestazione che rischia svuotare il rapporto sessuale di qualsiasi piacere poiché tutta la concentrazione sarà indirizzata non sulle sensazioni fisiche e mentali, ma sul timore di non deludere le presunte aspettative del partner.

L'argomento è vastissimo e non voglio dilungarmi eccessivamente nella sua trattazione (per maggiore completezza vi consiglio di guardare questo mio video). Quello che mi preme evidenziare è come il sesso sia così predominante e impattante nella società moderna, e allo stesso tempo rimanga un tabù nell'educazione dei giovani, per cui genitori e insegnanti faticano a trattarlo in modo adeguato, demandando l'apprendimento alle esperienze casuali della vita.



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Il fenomeno degli INCEL


Se nella società moderna il sesso è sempre più legato allo status sociale, a tal punto che spesso il bisogno di piacere fisico passa in secondo piano, chi fatica a trovare partner sessuali avrà ripercussioni sulla propria autostima e proverà un grande senso di frustrazione.

Soprattutto nei maschi eterosessuali tale frustrazione può portare anche a identificare come capro espiatorio le donne, ree di essere attratte quasi esclusivamente da determinate caratteristiche fisiche, temperamentali e sociali. È questo il caso degli "INCEL" (termine che deriva dall'abbreviazione delle parole inglesi "involuntary celibate", ovvero "celibe involontario), i quali finiscono per ricercare in fattori esterni, come ad esempio il proprio aspetto fisico, un alibi che possa giustificare le proprie fragilità relazionali.

In particolare, la dinamica sociologica che ha dato vita a questo fenomeno può essere identificata nella maggiore emancipazione ottenuta dalla donna nella società moderna, che non dipende più dall'uomo come in passato, sia culturalmente che economicamente, e può dunque selezionare con maggiore autonomia i propri partner sessuali.

Forse ce lo siamo dimenticati, ma fino a non molti anni fa l'amore romantico rappresentava un lusso per pochi. I matrimoni erano perlopiù programmati, con le donne spesso utilizzate come merce di scambio, oppure pressate affinché si accasassero a tutti i costi, a prescindere dai legami sentimentali. Questo faceva sì che gli uomini, indipendentemente dal proprio aspetto fisico e dalle proprie abilità in fatto di corteggiamento, potessero sfogare i propri istinti sessuali.

Oggi, per fortuna, non è più così, ma i contraccolpi sociali sono evidenti e andrebbero esaminati con maggiore attenzione.


Come vivono il sesso gli hikikomori?


Molti hikikomori si professano asessuali o, più frequentemente, demisessuali, ovvero in grado di provare attrazione sessuale solamente nei confronti di persone con le quali instaurano precedentemente un forte legame emotivo. Potremmo definirla una visione romantica del sesso, profondamente in contrasto i valori dominanti della società attuale, lontana da quelle immoralità e quelle "derive sociali" che essi rifuggono.

Altri ancora sostengono di non pensarci poiché vedono il sesso come una cosa talmente lontana da loro, da non porsi nemmeno il problema, concentrandosi piuttosto sul bisogno più urgente di riuscire a instaurare legami di amicizia e/o sentimentali in genere. Tuttavia, ammettono che, nel momento in cui vi si soffermano, la poca o nessuna esperienza in ambito sessuale li fa sentire molto in difetto. Dunque il problema c'è ed è riconosciuto, ma semplicemente o viene evitato o collocato su una scala di priorità secondaria.

C'è poi una terza categoria di hikikomori che vive il sesso come un fallimento profondo e come una pressione che genera grande disagio. Una di quelle mancanze di cui dover rendere conto al mondo esterno e che dunque spinge a evitare le relazioni interpersonali in modo da non provare vergogna.


Per quanto riguarda invece lo sfogo degli istinti sessuali, la maggior parte degli hikikomori sperimenta un forte calo della libido, a causa dell'apatia, della depressione o degli eventuali farmaci antidepressivi assunti. Solo una minoranza sembra esporsi a un abuso del materiale pornografico e al rischio della masturbazione compulsiva.



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Conclusioni


Le pressioni sessuali stanno aumentando nella società moderna e sono in grado di generare forti manifestazioni di insofferenza, sopratutto nei soggetti più fragili.

Gli hikikomori sembrano, nella maggior parte dei casi, riuscire a gestirle attraverso un'idealizzazione del sesso che prende nettamente le distanze dall'attuale mercificazione mediatica. Sarebbe interessante approfondire se questa concezione romantica può essere inserita all'interno di una loro interpretazione più generale dell'esistenza, oppure si tratta solamente un meccanismo di difesa attivato per sfuggire da un vuoto talmente profondo da non poter essere gestito in altro modo se non attraverso il rifiuto.

In ogni caso gli hikikomori sono ben consapevoli di dover giustificare al mondo le proprie peculiarità e le proprie mancanze in fatto di esperienze sessuali e questo li pone in una condizione di difficoltà e pressione.

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