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mercoledì 19 febbraio 2020

Le 5 riforme necessarie per ridurre l'abbandono scolastico e l'hikikomori





Pochi giorni fa tutti i media italiani hanno ripreso la notizia che vorrebbe al vaglio una proposta di estensione dell'obbligo scolastico fino a 18 anni. Motivazione? Combattere la dispersione scolastica.

Mi è venuto da sorridere. Invece di cercare di rendere la scuola un ambiente più accogliente e attrattivo, si spera di diminuire il crescente fenomeno dell'abbandono scolastico attraverso l'ennesima imposizione legale inutile, perché se i ragazzi a scuola non ci vogliono andare, state tranquilli che non ci vanno! Lo sanno bene i molti genitori della nostra associazione.


Losing You - LY


Grazie allo studio del fenomeno degli hikikomori, ho avuto modo in questi anni di approfondire ulteriormente tutti i limiti strutturali della scuola italiana e in questo articolo voglio provare a riassumerli in cinque punti: quelli che io ritengo essere più urgenti e impattanti.

Ci tengo a precisare che, le proposte che leggerete successivamente, non sono basate esclusivamente sulla mia opinione personale, ma provano a interpretare anche il pensiero dei ragazzi italiani che la scuola l'hanno abbandonata effettivamente e hanno finito poi per isolarsi.

Inoltre, mi baserò anche su quanto è emerso nell'intervista che ho effettuato a Marco Braghero circa il sistema scolastico finlandese, uno dei più avanzati al mondo e capace di limitare fortemente sia il fenomeno del drop out, sia quello, talvolta consequenziale, dell'hikikomori.

Infine, altra fonte di ispirazione importante, è stata per me l'intervista a Davide Fant, sociologo responsabile del progetto italiano "Anno unico", che non è altro che uno dei tanti micro tentativi privati di creare uno spazio educativo adatto anche a chi nella scuola pubblica non riesce più a starci.


1 | Eliminare i voti


Parto dal tema più controverso, che ho notato in molti non riescono nemmeno a concepire. Come è possibile una scuola senza voti? Siamo talmente abituati a tale modello che anche il solo pensiero ci sembra assurdo. Eppure, in molti contesti si è sperimentato con successo l'abbandono della valutazione numerica e quantitativa, a favore di una restituzione più qualitativa.

Il voto, per come lo intendiamo oggi, ha tanti, troppi limiti. Spesso infatti viene vissuto dallo studente, non come un feedback circa la sua prestazione scritta o verbale, ma piuttosto come una valutazione sulla sua persona. Può condurre a sentimenti di fallimento e inferiorità, che potrebbero avere ripercussioni permanenti agendo sull'autostima e, in generale, sullo sviluppo identitario.

Inoltre, il voto non è nemmeno in grado di rappresentare fedelmente la preparazione di uno studente, poiché, sulla performance valutata, incidono numerose variabili che niente hanno a che fare con l'apprendimento della materia, come, per esempio, la capacità di gestire l'ansia, le condizioni psico-fisiche del momento, le capacità di public speaking e molto altro.




2 | Ridurre la standardizzazione


Sono convinto che questo sia il punto chiave per contrastare l'abbandono scolastico su larga scala, ovvero non solo quello legato alle difficoltà adattive sociali degli hikikomori, ma più in generale quello inerente alla capacità attrattiva della scuola.

Molti studenti sono annoiati e convinti che non ci sia niente che li appassioni perché le materie che vengono loro proposte sono veramente ristrette. Bisognerebbe offrirgli la possibilità di scegliere tra quante più opzioni possibili, inserendo nel ventaglio anche le discipline sportive (danza, atletica, nuoto, ecc.), digitali (videogames, videoediting, programmazione, graphic design, ecc.) e artistiche (teatro, pittura, scrittura creativa, ecc.). L'obiettivo deve essere quello di permettere la massima personalizzazione del percorso di studio.

La scuola dovrebbe puntare infatti alla valorizzare i talenti, seguendo le predisposizioni personali, mentre sembra piuttosto concentrata nel preparare "alla guerra del lavoro" (espressione usata in modo ricorrente dai ragazzi isolati).



3 | Riportare l'educazione al centro


Uno dei limiti strutturali più difficilmente contrastabili è quello legato alla metodologia di selezione degli insegnati, oggi valutati quasi esclusivamente sulla base delle loro competente tecniche, mentre vengono quasi completamente ignorate quelle educative e pedagogiche.

Eppure l'insegnante delle scuole medie o superiori, prima di essere un esperto della sua materia, dovrebbe essere in grado rapportarsi efficacemente con degli adolescenti e riuscire a stimolare in loro la curiosità di apprendere.

So bene che l'insegnante oggi non è messo nelle condizioni ottimali per svolgere il suo lavoro a causa delle pressioni delle famiglie e di quelle burocratico-amministrative, eppure conserva sempre un margine di flessibilità all'interno del quale può spaziare per adattare al meglio il proprio metodo di insegnamento alle caratteristiche della classe, e non viceversa.

In alternativa, credo che una soluzione ottimale potrebbe essere quella di affidare la classe a un esperto di metodo, come un educatore o un pedagogista, il quale si concentrerà esclusivamente sull'osservazione delle dinamiche di gruppo (in particolare sul bullismo), lasciando l'insegnante libero di concentrarsi sul programma e sulla lezione.




4 | Insegnare le life skills


Una cosa che manca completamente nel sistema scolastico italiano è l'attenzione per le cosiddette "Life Skills", ovvero tutte quelle competenze che non riguardano strettamente l'apprendimento di una materia specifica, ma che sono fondamentali per riuscire ad adattarsi efficacemente al contesto sociale moderno.

In particolare è necessario lavorare sulle competenze emotive dei ragazzi, aiutarli a riconoscere, elaborare ed esprimere le diverse sensazioni che man mano si sviluppano e si rafforzano nel corso dell'adolescenza.

Per contrastare il bullismo, è fondamentale, inoltre, educare all'empatia, ovvero alla capacità di immedesimarsi nella sofferenza dell'altro. Competenza spesso molto debole in giovane età.

Infine, ritengo che la scuola sia colpevolmente deficitaria soprattutto per l'assenza di due discipline chiave, essenziali nella vita di qualsiasi individuo e, in particolare, in quella di un adolescente:

  • l'educazione sessuale: oggi più di ieri, i giovani entrano in contatto con il sesso in età giovanissima, e lo fanno quasi sempre attraverso internet e l'incredibile offerta di materiale pornografico che esso veicola. I genitori, spesso, vivono la sessualità come un tabù e faticano a trasmetterla efficacemente ai figli. La scuola, composta da professionisti, ha il dovere di assumersi la responsabilità di colmare tale vuoto;
  • l'educazione alimentare: negli ultimi anni abbiamo scoperto molto sugli effetti che il cibo produce al nostro corpo, sia in termini positivi che negativi. Un'alimentazione scorretta nella fase di sviluppo può provocare danni permanenti e irreversibili. Per questo motivo, a prescindere dalle abitudini alimentari della famiglia di origine, la scuola deve aiutare gli studenti a salvaguardare la propria salute.


5 | Eliminare le scuole medie


La stragrande maggioranza degli studenti abbandona gli studi durante il passaggio dalle scuole medie a quelle superiori. Gli stessi hikikomori sembrano, dai dati che ho raccolto, soffrire particolarmente tale transizione.

I motivi sono presto detti: un cambio così drastico di ambiente in una fase delicatissima dell'esistenza dell'individuo, come l'adolescenza, può avere degli impatti psicologici devastanti, soprattutto per coloro che hanno caratteristiche temperamentali di timidezza e introversione.

In molti sistemi scolastici internazionali questa voragine non esiste.



Conclusioni


Ricerche ufficiali ci dicono che l'Italia è tra i primi posti in Europa per tasso di abbandono scolastico e negli ultimi anni questo dato è stato registrato in ulteriore aumento. La tendenza sembra riguardare soprattutto i maschi, suggerendo una parziale sovrapposizione con il fenomeno degli hikikomori. 

In Emilia-Romagna, su stimolo della nostra associazione, è stato effettuato il primo sondaggio a livello europeo per quanto riguarda l'isolamento sociale post drop out, e i casi identificati sono stati diverse centinaia.

Purtroppo la scuola pubblica non sarà in grado di attuare per tempo tutte le riforme necessarie ad arginare questo esodo, con un conseguente rafforzamento del settore privato e di tutte quelle realtà che sperimentano modelli educativi alternativi. Lo dico con rammarico, poiché riconosco il valore di una scuola pubblica forte, flessibile e inclusiva, ma gli errori commessi sono continuativi, cronici e forse irreversibili.

Se oggi, in molte classi italiane, vi è il banco vuoto, ancora sottovalutato e interpretato come un caso "anomalo", un domani vi saranno le aule vuote e qualcuno, ne son sicuro, sarà ancora in grado di alzare la voce ed affermare con assoluta miopia che la colpa è degli studenti svogliati.

Presidente e fondatore "Hikikomori Italia"