domenica 23 giugno 2013

Il sistema scolastico giapponese: "l'inferno degli esami"




Spesso si sente parlare del sistema scolastico giapponese come uno dei migliori al mondo, dove disciplina e rigore sono ritenuti elementi imprescindibili per l’apprendimento. Tuttavia, un sistema così rigido nasconde spesso diverse inside e può avere degli esiti imprevisti, tra vi è anche l'hikikomori.





Vediamo quali sono le principali caratteristiche del sistema scolastico giapponese:


Scuola pubblica verso scuola privata 


Mentre in Italia la scuola pubblica è la norma e la scuola privata un lusso per pochi, in Giappone le cose si invertono. Gli istituti privati sono diventati gli unici che consentono di ottenere un diploma spendibile nel mondo del lavoro. Così i genitori spesso fanno enormi sacrifici per mandare i propri figli nelle scuole più care e prestigiose;


Un sistema gerarchizzato


Come lasciato intuire, in Giappone esiste una precisa gerarchia degli istituti e delle università (che vede in vetta la prestigiosa Università di Tokyo), tale che...

"Il rango dell'università dove ci si laurea determina l'attività individuale, oltre che l'accesso a una certa condizione sociale e il successo che ci si può aspettare di ottenere nella vita. Le aziende più importanti nella scala gerarchica tendono sempre più a reclutare i laureati di cui hanno bisogno nelle università di livello più alto. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi anni [...] si è accentuato al punto che le imprese più importanti accettano soltanto le domande di impiego dei laureati provenienti dalle università di massimo livello."  (da "La Società Giapponese”, di C. Nakane, 1992)

Gli esami di ammissione


La corsa agli istituti più eccellenti determina a sua volta esami di ammissione sempre più rigidi, per cui gli studenti arrivano a studiare anche 12 ore al giorno. Non è difficile allora capire perché il sistema scolastico giapponese sia chiamato shinken jigoku, ovvero “inferno degli esami”.

Quando uno studente tenta e fallisce un esame di ammissione universitario diventa un ronin, ovvero uno studente che studia per un anno intero da solo per poi ritentare nuovamente il test. Ed è questo uno dei periodi nei quali si rischia maggiormente di diventare un hikikomori, in quanto l’isolamento sociale dello studente (che non lavora e non frequenta alcuna scuola) spesso si aggrava (vedi la storia di jun);


Studio mnemonico


Il sistema scolastico giapponese ha sempre privilegiato uno studio mnemonico rispetto all’apprendimento critico, che invece dovrebbe rimanere un principio fondamentale di ogni sistema educativo.

La competitività 


Il sistema scolastico giapponese è pensato per stimolare ai massimi livelli la competizione tra gli studenti, non solo all’interno di un istituto, ma anche a livello nazionale. Esistono, infatti, delle graduatorie pubbliche, esposte periodicamente dopo ogni sessione di esami. Questo tipo di impostazione può avere diversi effetti negativi, per esempio, uno studente con un basso rendimento scolastico si sentirà umiliato, abbattendosi o iniziando a studiare in modo ossessivo.

Tale competitività ha portato, inoltre, al proliferare di scuole di studio intensivo (juku), ovvero scuole serali o nei week end (che si sommano a quelle già frequentate) dove gli studenti trascurano in modo totale attività sportiva e socializzazione per dedicarsi completamente allo studio.

E’ evidente come un sistema così organizzato generi una grande pressione su quei ragazzi che non hanno le capacità per sostenerlo. I genitori spenderanno molti soldi per l’istruzione del figlio, mandandolo nelle migliori scuole private, mettendolo così nella situazione di non poter deludere la pesanti aspettative riposte in lui.  

"La famiglia partecipa emotivamente ed economicamente al suo successo [del figlio] e se per caso il giovane fallisce, anche se apparentemente si cerca di non farne un dramma, ciò che si verifica è uno stato di prostrazione che contagia tutti. Ciò spesso rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. Il giovane prova vergogna per non essere stato abbastanza bravo e senso di colpa nei confronti dei genitori, che spesso si devono indebitare per pagare gli insegnamenti privati. Tutto questo può essere un motivo sufficiente per cominciare il ritiro."  (Carla Ricci, in “Hikikomori e adolescenza. Fenomenologia dell’auto reclusione”)


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