domenica 11 giugno 2017

Costringere gli Hikikomori a uscire di casa con la forza: il Giappone ci mette in guardia sui rischi




Sul web, quando si parla di hikikomori, si leggono spesso commenti che inneggiano a soluzioni violente, come quelli che ho riportato in questo post di Facebook.

Possiamo interpretarle come uscite fuori luogo di persone che non hanno la motivazione o le capacità per approfondire il fenomeno, fermandosi alle apparenze. Eppure, non dobbiamo abbassare la guardia perché esiste il rischio che diventino delle realtà concrete.

In Giappone, infatti, le forme di violenza nei confronti degli hikikomori sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, generando un business da milioni di euro. Sono nate delle vere e proprio figure specializzate che hanno il solo compito di portare fuori il ragazzo isolato dalla sua stanza, con le buone o con le cattive.






Il 22 Maggio scorso, a Tokyo, si è tenuta una conferenza stampa per informare circa i pericoli dei cosiddetti "gruppi di supporto violenti", conosciuti in Giappone anche con il nome di "Hikikomori Drawers" (che in italiano potremmo tradurre come "estrattori di hikikomori").


"Ho ferito mia figlia profondamente"


In questa occasione è stata raccolta anche la testimonianza di una madre pentita.

In preda alla disperazione, dopo l'ennesimo litigio con la figlia hikikomori, ha cercato aiuto su internet e si è imbattuta nel sito di una di queste organizzazioni. Nei giorni successivi alla firma del contratto si sono presentate a casa sua otto persone, hanno preso la figlia con la forza e l'hanno caricata su una macchina senza dirle nulla.

È stata condotta in una struttura spoglia, privata di tutti gli effetti personali (portafogli, carta di identità, telefono, ecc.) e controllata a vista.

Dopo tre mesi le è stato permesso di tornare a casa. La madre, allarmata dalle condizioni nelle quali versava la figlia, ben lontana dall'aver recuperato la propria indipendenza, ha deciso di fare causa all'organizzazione.

Questo "servizio" gli è costato ben 5,7 milioni di yen, circa 45 mila euro.


Un business in grande crescita


Ho avuto recentemente uno scambio di mail con Vosot Ikeida, membro dello staff di Hikikomori News, il quale mi ha parlato proprio di questo fenomeno. Vi riporto le sue parole:


"Si tratta di professionisti che ricevono decine di migliaia di euro da parte delle famiglie di ragazzi hikikomori. Il loro obiettivo è quello di persuadere il ragazzo a uscire dalla stanza e portarlo a frequentare un centro riabilitativo.
Inizialmente usano dei trucchetti psicologici, ma quando questi non funzionano, buttano giù la porta della stanza dove l'hikikomori si è rifugiato e lo portano fuori con la violenza.
I loro centri riabilitativi sono spesso dispersi tra le montagne oppure oltremare, in modo che gli hikikomori non possano scappare facilmente.
Questo business è iniziato circa 10 anni fa e sta crescendo rapidamente. Hanno anche già dei contatti all'estero."


La pazienza come unica chiave


Affinché questo tipo di organizzazioni non trovino terreno fertile anche nel nostro paese è fondamentale continuare a fare corretta informazione sull'hikikomori, ribadire che le soluzioni violente non portano MAI a benefici.

Per aiutare un hikikomori serve molta pazienza, bisogna comprendere le sue paure e riportarlo gradualmente alla vita sociale, agendo sul singolo, sulla famiglia, ma anche sulla comunità nel suo insieme (come è accaduto a Fujisato, la città giapponese senza hikikomori).

Le soluzioni rapide, soprattutto nei momenti difficili, possono sembrare allettanti, ma essendo l'hikikomori una scelta profondamente radicata nei valori e nel vissuto dell'individuo, ha bisogno necessariamente di tempo per essere modificata.


Leggi anche:




1 commento: