martedì 3 gennaio 2017

Come si aiuta chi non vuole essere aiutato?




Molti hikikomori ritengono di non avere alcun problema e ripetono di voler essere lasciati in pace. Questo atteggiamento di rifiuto porta inevitabilmente a continui conflitti con i genitori che, invece, vorrebbero vedere il figlio condurre una vita diversa, una vita "come quella dei coetanei".

I genitori più determinati, dopo lunghe battaglie, riescono a convincere i figli a recarsi da uno psicologo, ma i percorsi psicoterapeutici possono rivelarsi inconcludenti quando non vi è una reale motivazione intrinseca da parte degli hikikomori a cambiare il proprio stato. Spesso, chi accetta di essere seguito da un professionista lo fa solamente per "fare contenti gli altri" e per far cessare le pressioni dei famigliari.




"Io sto bene, perché volete costringermi a fare una vita diversa?"

Questa è una delle principali obiezioni che potrebbe avanzare un hikikomori. E non è necessariamente una bugia. In quel momento potrebbe davvero sentirsi bene e desiderare fortemente proseguire il proprio stile di vita, ma questo significa che un genitore dovrebbe rinunciare ad aiutarlo? No.

Il punto principale è che gli hikikomori spesso sottostimano gravemente l'impatto che la propria scelta avrà sul loro benessere futuro. Lo sottostimano o, semplicemente, evitano di pensarci, non gli importa. Fuori sto male, dentro sto meglio. Da un certo punto di vista è un ragionamento logico, lineare, sensato. Il trionfo del "qui e ora".

Ma il sacrosanto diritto che ognuno ha di vivere la propria vita come meglio crede cessa nel momento in cui la propria scelta grava sulle spalle di altri.

È possibile aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato?


Tornando alla nostra domanda, la risposta è "sì". Non solo è possibile, ma è anche un dovere farlo. L'importante, però, è che si tengano sempre in mente questi tre punti, a mio parere fondamentali:

  • non lo sto facendo per me: quando vogliamo a tutti i costi aiutare una persona dobbiamo sempre ricordarci che lo stiamo facendo per il suo bene, non per il nostro. Quindi l'obiettivo non deve essere quello di spingere nostro figlio a vivere la vita che noi riteniamo essere più giusta per lui, ma semplicemente aiutarlo a trovare la sua strada, la vita che speriamo possa renderlo più sereno (anche se non corrisponde al nostro modello di vita ideale);
  • posso aiutarlo fino a un certo punto: l'impatto che le nostre parole e le nostre azioni possono avere sulla vita di un'altra persona non può mai superare determinati limiti. È doveroso provare ad aiutare una persona che riteniamo essere in pericolo, ma allo stesso tempo, non possiamo agire per conto di quella persona e la nostra responsabilità sulle sue scelte è, giustamente, ridotta. Ognuno è padrone della propria vita, anche nostro figlio.
  • devo continuare a vivere la mia vita: quando si ha un figlio in difficoltà si farebbe di tutto pur di aiutarlo, anche sacrificare il proprio benessere personale. Eppure, un atteggiamento di abnegazione rischia di provocare l'effetto opposto in un hikikomori, il quale, sentendo su di sé maggiore pressione da parte dei genitori, potrebbe reagire isolandosi ancor più gravemente. Per questo motivo bisogna sforzarsi di continuare a condurre una vita normale senza farsi prendere dalla frenesia e dal panico. La parola d'ordine è sempre "pazienza".

Questi "consigli" sono il frutto del confronto con decide e decide di genitori di ragazzi hikikomori facenti parte del gruppo Facebook a loro dedicato. Non vogliono suonare né arroganti, né pretenziosi e non sono ovviamente la soluzione al problema. 

Avere a che fare con un figlio hikikomori è probabilmente una delle sfide più difficili che un genitore può trovarsi a dover affrontare e richiede un impegno quotidiano che, solo chi lo ha vissuto in prima persona, può davvero capire.


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4 commenti:

  1. sono pienamente d'accordo in tutti e tre i punti, ma è difficile. A volte si esce dai canoni e non si è più padroni della propria pazienza. Per quanto mi riguarda mio figlio con la sua arroganza, il suo cinismo e la sua strafottenza provoca in me una reazione che è l'opposto della pazienza. Penso "io l'adoro cosa ho mai fatto di sbagliato perchè lui possa odiarmi così". Poi semplici gesti e piccole attenzioni mi fanno capire che non è così; allora mi ridimensiono e ritorno padrona della mia pazienza. Allora tutto procede bene ma i giorni passano e lui è sempre là nella sua stanza, che è il suo mondo; ed io da quest'altra parte che faccio una vita normale, ma....per quanto normale sia è solo finzione

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    1. È difficilissimo, su questo non c'è dubbio, ma è difficilissimo anche per tuo figlio. L'arroganza e il cinismo sono solo maschere che nascondono una grande fragilità.
      È ovvio che parlare di "vita normale" quando si sente di avere un grande problema è quasi impossibile, ma l'alternativa (la ricerca ossessiva della risoluzione rapida del problema) nella maggior parte di casi non fa altro che peggiorare la situazione.

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  2. Non so piu cosa fare, ma credo che l' aggressività sociale ha raggiunto il suo culmine. Intendo dire che i maltrattamenti sul lavoro, i pettegolezzi feroci, le invidie, le derisioni pubbliche, sono dappertutto. Anche dai professori mio figlio ha avuto il peggio. Non tutti ma ne sono bastati 2 per annichilire mio figlio. Persino su FB, la narcisista di turno lo ha deriso pubblicamente. Non credo che questi ragazzi siano anormali, ma penso che si vergognano di essere stati cosi umiliati e cercano negare anche a se stessi di aver incassato dei colpi che li hanno messi in ginocchio. Ma questo non mi consola perche ho paura del tempo che passa e ogni giorno è un giorno in più pieno di dolore

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  3. Pazienza,si tanta,ma fino a quando? Tutto ha inizio con la sua adolescenza, combatti per aiutarlo e accetta anche se con difficoltà...sembrava stesse migliorando finalmente usciva di casa anche se per poco...poi tutto ricomincia...una stanza un computer..Il tempo passa gli anni passano...così fino ad arrivare a 26 anni...si alternano la pazienza con la rassegnazione...a volte la rabbia con il dolore...e nn sai cosa fare come tirarlo fuori da questa situazione..appena provi a dirgli qualcosa le risposte sono insulti e porta sbattuta in faccia...come madre come posso aiutare un figlio che di aiuto nn ne vuole sapere?

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