giovedì 27 giugno 2013

Il padre che non c'è: il ruolo della figura paterna in Giappone




La separazione dei ruoli tra maschi e femmine è una tradizione ancora molto forte nella cultura giapponese moderna. Il padre lavora e pensa al sostentamento economico della famiglia, mentre la moglie si occupa della casa e dell’educazione dei figli.




I ritmi lavorativi in Giappone


Questa premessa è fondamentale per comprendere meglio ciò che sta accadendo in questi anni in Giappone. A causa della crisi economica i ritmi di lavoro sono diventati insostenibili. La competitività del mercato costringe a orari estenuanti e capita spesso che gli uomini rincasino molto tardi la sera, con l’unico desiderio di dormire.

Uno stile di vita di completa abnegazione per il lavoro che, tuttavia, è considerato motivo di orgoglio e un dovere morale nei confronti della propria famiglia. Questo spirito di sacrificio può essere ricollegato a una caratteristica della cultura giapponese molto antica: la lealtà bushido, “la via del guerriero”, ovvero un codice di condotta e un modello di vita che esige il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che devono essere perseguiti fino alla morte.

Fino alla morte, appunto. E’ quello che accaduto a 317 uomini nel 2002 morti per eccesso di lavoro (karoshi, parola coniata appositamente per il fenomeno). Dimostrare che si sta dando il massimo diventa più importante di ogni cosa, anche della stessa vita.

Padri assenti


Costretto sempre fuori casa dal lavoro, il padre contribuirà poco all'educazione del figlio. In questo modo la figura genitoriale femminile avrà un ruolo dominante e, talvolta, sarà una madre eccessivamente presente. A tal proposito Carla Ricci, nel saggio “Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione”, dice: “la madre fa troppo la madre perché non fa per niente la moglie”. Questo è un punto fondamentale per comprendere meglio quali dinamiche familiari possono favorire l’hikikomori. La lontananza del padre non solo priva il bambino di una figura genitoriale fondamentale, ma favorisce anche lo svilupparsi di quel legame di dipendenza tra madre e figlio (l’amae) che spesso rappresenta una delle principali cause di hikikomori.

"[...] la madre si occupa di lui, delle sue scelte scolastiche, lo accompagna a scuola, segue i suoi studi e sa tutto della sua vita. Il figlio è amato e protetto, molto amato molto protetto, troppo amato troppo protetto [...]" (Carla Ricci in Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione).

Un'assenza ingombrante


Prima di concludere è importante sottolineare una cosa. L’assenza fisica del padre non impedisce che egli risulti comunque una figura particolarmente influente e ingombrante. Le sue “gesta eroiche”, infatti, vengono spesso raccontate dalla madre al figlio, il quale sentirà la pressione a comportarsi nella stessa maniera, a dover diventare come lui.

"Attorno a questo padre silenzioso ma severo e senza dubbio opprimente, si sviluppa un percorso perverso di aspettative, dove ognuno si aspetta qualcosa da qualcun'altro: il padre lavora e tutti conoscono le aspettative su di lui; la madre conosce quelle che marito e figlio hanno su di lei ed il figlio conosce ciò che i genitori si aspettano da lui. E' un circolo vizioso di co-dipendenza all'interno del quale i membri della famiglia ristagnano e da questa scala di valori sembra che effettivamente non ci sia via di scampo" (Carla Ricci, in Hikikomori, adolescenti in volontaria reclusione).


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