Negli ultimi anni il fenomeno del ritiro sociale volontario, spesso indicato con il termine hikikomori, sta emergendo con crescente evidenza anche in Europa. Ma come viene percepito e affrontato concretamente nelle scuole? A questa domanda prova a rispondere un recente report europeo che abbiamo sviluppato all’interno del progetto Erasmus+ RECONNECT.
Il documento nasce da un lavoro qualitativo basato su sei focus group realizzati in cinque Paesi (Italia, Romania, Austria, Spagna e Irlanda), che hanno coinvolto oltre 85 professionisti tra insegnanti, psicologi scolastici ed educatori . L’obiettivo era raccogliere esperienze dirette per comprendere meglio le difficoltà incontrate nel gestire studenti a rischio di ritiro sociale.Uno degli elementi più rilevanti riguarda il modo in cui il ritiro viene interpretato. Non è visto come un comportamento oppositivo o una semplice “scelta”, ma come una risposta progressiva a condizioni percepite come troppo stressanti: pressioni scolastiche, difficoltà relazionali, ansia e senso di inadeguatezza. In questa prospettiva, il ritiro diventa una strategia di protezione.
Il report evidenzia inoltre un problema cruciale: molti ragazzi a rischio rimangono invisibili. Gli studenti più silenziosi e non problematici tendono a passare inosservati fino a quando il disagio è ormai consolidato. Questo rende fondamentale lo sviluppo di competenze di individuazione precoce.
Un altro punto centrale riguarda il ruolo del digitale. Internet e i videogiochi possono amplificare l’isolamento, ma allo stesso tempo rappresentano anche possibili strumenti di aggancio. Il loro impatto dipende soprattutto da come vengono utilizzati e integrati in percorsi educativi strutturati.
Emergono poi criticità sistemiche: la collaborazione tra scuola, servizi e famiglie è spesso frammentata e dipende più dall’iniziativa individuale che da protocolli condivisi. Anche gli insegnanti, inoltre, riportano un forte carico emotivo e una preparazione spesso insufficiente per gestire situazioni così complesse.
Infine, il report sottolinea il ruolo fondamentale dei pari. Le relazioni tra coetanei possono favorire il reinserimento, ma devono essere accompagnate e strutturate per evitare ambiguità o inefficacia.
Nel complesso, il documento propone una lettura del ritiro sociale come fenomeno sistemico, che richiede interventi coordinati tra scuola, famiglia e servizi. Non basta agire sul singolo ragazzo: è necessario intervenire anche sui contesti educativi e relazionali.
