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Fujisato: la città giapponese senza hikikomori





Fujisato è una cittadina di montagna situata nel nord del Giappone (nella prefettura di Akita). Conta circa 3.500 abitanti, di cui però solo il 45% sono residenti locali. La restante parte è composta da visitatori provenienti da ogni parte del paese interessati a studiare i metodi utilizzati dall'amministrazione locale per fare fronte al fenomeno degli hikikomori. Nello spazio di cinque anni, infatti, l'80% dei ragazzi isolati a Fujisato è stato reintegrato nella società ed è diventato indipendente.



Komitto, il campo base per le operazioni di supporto a Fujisato.



Qui, del fenomeno degli hikikomori, si sono accorti un po' per caso. Gli assistenti sociali che si recavano nelle case degli anziani per aiutarli si sono accorti che in molte occasioni vi erano persone giovani (in età lavorativa) sempre presenti, anche durante il giorno. In un'indagine successiva scoprirono che il 9% degli abitanti di Fujisato tra i 18 e i 54 anni erano hikikomori (molti di loro avevano più di 40 anni).


Quali sono i metodi usati a Fujisato?


Nulla di estremamente elaborato. Semplicemente la città si è premurata di creare luoghi che i reclusi potessero frequentare e nei quali potessero avere un ruolo attivo. È stata realizzata, per esempio, una sala da pranzo dove gli hikikomori possono imparare a cucinare e a servire i clienti, oppure un corso per chi desidera diventare assistente sociale.

È stato anche istituito il "Fujisato Experience Program", che consiste in una serie di attività lavorative che le persone possono provare per un periodo di tempo che va da un minimo di 3 giorni a un massimo di 3 mesi. Alcuni hikikomori (ora ex) hanno beneficiato moltissimo di questa esperienza, dichiarando di aver avuto la possibilità di sperimentare "una nuova prospettiva di vita".

Ogni due o tre mesi gli hikikomori ricevono una comunicazione direttamente a casa nella quale sono indicate tutte le iniziative e gli eventi pensati per loro.


Un posto migliore per tutti, non solo per gli hikikomori


Questo programma di intervento ha prodotto anche un cambiamento nella percezione che l'intera comunità di Fujisato ha nei confronti degli hikikomori. Dapprima erano visti come "individui strani" o "fannulloni", ma dopo che molti di loro si sono messi in evidenza in diverse attività lavorative sono stati riconosciuti come un patrimonio importante della città.

Mayumi Kikuchi, il responsabile di queste iniziative, ha dichiarato: "Se consideriamo l'esclusione sociale come un problema solo degli hikikomori, non lo risolveremo mai. Noi stiamo creando un posto migliore per tutti."



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"Dopo 29 anni di reclusione ora mi sento più leggero!"


Tsukasa Hatakeyama, quarantacinquenne di Fujisato, ha da pochissimo interrotto una reclusione durata 29 anni. Ecco la sua storia:

"Sono tornato nella società un mese fa. Ho attraversato un periodo di sfiducia nei confronti dell'umanità dopo aver subito bullismo alle elementari e alle scuole medie. A 16 anni ho abbandonato la scuola solo tre mesi dopo l'iscrizione e ho trascorso i 29 anni successivi all'interno della mia casa. 
Passavo il mio tempo online, giocando ai videogiochi o guardando la TV. Andavo a letto verso le 5:00 di notte e mi svegliavo alle 4:00 del pomeriggio. Cucinavo riso e cenavo insieme alla mia famiglia. I weekend qualche volta andavamo fuori a mangiare". 
Ho sempre pensato di uscire, di lavorare e di superare la mia difficoltà nel parlare con altre persone, ma non riuscivo a fare il primo passo perché non avevo idea di come sarebbe potuta andare.  
Litigavo spesso con mio padre, il quale insisteva che la mia condizione non poteva durare per sempre e si preoccupava di quello che mi sarebbe potuto succedere. Mi chiedeva di considerare anche quello che sarebbe successo una volta che lui fosse morto. Mia madre non disse mai una parola sulla mia condizione, mentre mio fratello più giovane mi rimproverava spesso. Dopo queste discussioni mi sentivo sempre depresso. Divenni irascibile, tiravo libri e prendevo a calci il mio letto.
Tre anni fa un assistente sociale cominciò a venire a casa mia portando dei volantini con i corsi disponibili in città. Inizialmente rifiutai qualsiasi cosa, sostenendo che fosse troppo difficile, o per il fatto che avevo paura a interagire con altre persone. Tuttavia, in seguito, cominciai a interessarmi a quello che accadeva in città. Prima di quel momento non avevo idea di cosa succedesse a Fujisato e non sapevo del progetto di supporto in atto. Cominciai a pensare a come potevo rendermi utile per le altre persone. Data la mia passione per le auto, mi immaginai di poter fare il meccanico.
Alla fine la morte di mio padre mi costrinse a interrompere la reclusione. Circa una settimana dopo la sua morte, un assistente sociale venne a farmi visita. Mi fu subito chiesto se desideravo partecipare a un'esperienza lavorativa che si sarebbe tenuta nei giorni seguenti. Io risposi: "Sì, sì, verrò!", ma ero preoccupato perché non avevo idea di cosa si trattasse. 
Quando feci ritorno nella società mi sentii più leggero. Divenni meno irritabile. Il mondo attorno a me sembrava completamente differente. Sento come di aver perso qualcosa in questi 29 anni."

Intervista pubblicata sul The Japan News il 5 Marzo 2017




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