sabato 11 maggio 2013

"New Start": l'associazione giapponese che aiuta gli hikikomori




La "New Start" è un'organizzazione no profit fondata dai coniugi Futagami con sede a Tokyo. Il suo scopo è quello di aiutare giovani con difficoltà di comunicazione e di integrazione nella società.




Ma prima di parlare della "New Start" è importante capire meglio quale sia la considerazione dell'hikikomori in Giappone.


Che ostacoli incontrano gli hikikomori quando cercano aiuto?



  1. l'hikikomori per la sanità Giapponese semplicemente non esiste. Questo comporta una serie di problemi, tra cui il fatto che molti pazienti affetti da questa sindrome vengono trattati come schizofrenici, con conseguenze spesso devastanti.
  2. Il secondo ostacolo sta nella famiglia. Spesso i genitori aspettano molto, troppo, tempo prima di chiedere aiuto ad un medico. Questo per diversi motivi, tra cui l'imbarazzo di avere un figlio "strano", diverso da quello che la società pretende.
  3. l'ultimo fattore che impedisce un rapido ed efficace intervento è spesso rappresentato dall'hikikomori stesso. Infatti, gran parte di questi, rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno, non vogliono nemmeno avere a che fare con medici, psicologi, o chiunque si proponga di prestargli aiuto.

Il caso di Nagoya


Questa resistenza ha portato anche ad avvenimenti tragici, come "il caso di Nagoya". I fatti raccontano di un giovane hikikomori costretto con la forza in un centro di recupero, legato a una colonna con delle catene e lasciato così per quattro giorni. E' stato trovato morto con delle forti lesioni su tutto il corpo. Nella stanza con lui altre decine di ragazzi hikikomori giacevano in pessime condizioni, imprigionati, con tutte le porte chiuse dall'esterno, costretti alla vita di gruppo.
Dopo l'arresto il responsabile del centro giustificò le catene come mezzo necessario affinché i ragazzi non provocassero problemi ai genitori.

Questo fatto sconvolgente ci fa capire ancora una volta come non ci siano delle scorciatoie per uscire dall'isolamento. Ciò, infatti, deve essere un processo lento e graduale, operato con pazienza e gentilezza, piuttosto che con fretta e forza.


La New Start


L'inesistenza di un piano sanitario nazionale per il trattamento degli hikikomori comporta il proliferare di cliniche private e organizzazioni no profit, tra cui la "New Start".

Essenzialmente la New Start cerca di "convincere" i ragazzi hikikomori a lasciare la propria stanza per recarsi nei centri da loro gestiti per un graduale reinserimento nella società. Il metodo più utilizzato in questo senso è quello delle rental sisters (sorelle in prestito). Si tratta di ragazze volontarie che si presentano a casa del ragazzo e incominciano a stabilire un primo contatto attraverso la porta chiusa. Parlano, talvolta anche solamente tramite un cellulare, oppure con delle lettere passate sotto la porta. L'obiettivo è quello di stabilire un grado di comunicazione e di fiducia sempre maggiore, fino al convincimento del ragazzo. Tuttavia, prima che l'hikikomori decida di aprire la porta possono essere necessarie numerose visite, in alcuni casi anche anni.

Purtroppo però, non sempre i buoni propositi bastano. Circa il 30% dei ragazzi avvicinati dalle rental sisters decide de non lasciare la propria stanza, mentre un 10% inizia il programma di recupero salvo poi far ritorno alla vita da hikikomori.

Questi dati suggeriscono la necessità di una formazione adeguata per poter fornire un aiuto stabile e duraturo. Ciononostante, è anche grazie alle organizzazioni di volontariato come la "New Start" che il ragazzo hikikomori può mantenere vive la speranze in un futuro lontano dalla propria prigione.

Se vuoi saperne di più sulla New Start leggi le interviste di due ex volontarie italiane:





6 commenti:

  1. Ciao! Grazie per questo post, fantastico!
    Sono rimasta davvero scioccata dal caso Nagoya, non ne avevo proprio sentito parlare. E' davvero incredibile, come si può anche solo pensare di poter fare un cosa del genere? Sono ancora molto confusa e turbata. Non posso credere che sia successa una crudeltà simile! Davvero allucinante.
    Qualche tempo fa ho visto un documentario (di un'inviata tedesca se non sbaglio) su YouTube che entrava nella sede in Giappone della New Start ed è stato molto interessante, faceva vedere anche i volontari che si occupavano degli hikikomori residenti lì. Ha fatto visita in incognito anche ad un ragazzo giapponese che viveva chiuso nella sua camera e si rifiutava di ammettere di essere un hikikomori nonostante fosse evidente da ciò che raccontava all'inviata. Si rifiutava di accettare aiuto, prima di tutto proprio quello della New Start. Se prima non si è sinceri con se stessi è impossibile uscirne, bisogna accettare la realtà, accettare il fatto di avere un problema. E' proprio da qui che bisogna partire!
    Comunque su YouTube ho notato che ci sono tanti documentari diversi (francesi, tedeschi, spagnoli). Almeno lì se ne parla! Purtroppo non ne ho trovato ancora uno in italiano, l'unica cosa è quella piccola notizia in tv al tg che hai anche pubblicato tu su un tuo post. Ho sentito parlare pure di un film (italiano!) del 2006 che si intitola proprio hikikomori ma non sono ancora riuscita a trovarlo sul web. Cercherò di nuovo perchè sono davvero curiosa di vederlo. Trattandosi di un film italiano spero proprio che non si riveli la solita patacca.

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  2. Ciao.
    Non ho mai sentito parlare di un film italiano sugli hikikomori. Mi sembra strano esista anche perché è solo negli ultimissimi anni che questo fenomeno sta incominciando a essere minimamente conosciuto in Italia.
    Anch'io sono sempre alla ricerca di documenti interessanti, ma fino ad ora ne ho trovati davvero pochi. Speriamo che l'attenzione (quella positiva) cresca sul tema degli hikikomori.
    Il caso di Nagoya è stato riportato da Carla Ricci nel suo primo libro.
    A presto!

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  4. Ciao, grazie per il commento. Mi verrebbe da dire che, in fondo, le tue motivazioni non sono così lontane da quelle che vengono attribuite agli hikikomori giapponesi. La "protesa silenziosa" contro le dinamiche della società moderna è una forte motivazione per giustificare l'isolamento. Ma, detto sinceramente, io non credo possa essere l'unica causa.
    Come vedi i termini utilizzati in questo blog non sono giudicanti o di condanna (non ho mai usato il termine "malattia" per definire l'hikikomori). Questo perché io ritengo l'isolamento (volontario, quindi consapevolmente scelto) una scelta di vita rispettabile e per certi versi comprensibile. Tuttavia, come hai detto anche tu, ci sono delle cose (dei bisogni) che l'isolamento inevitabilmente nega.
    Per questo motivo, ma non solo, bisogna sempre pensare che esistono delle valide alternative all'isolamento e porsi la domanda se esso non sia solamente una scelta "di comodo", per fuggire, piuttosto che affrontare.
    Un saluto, a presto!

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    1. ah ho visto che hai 22 anni appena! io 26.. Ah da quel che ne so io in giappone la situazione è grave, hanno una montagna di problemi sociali, tutta colpa loro che piu di chiunque altro hanno voluto abbracciare la rivoluzione industriale.. le loro scuole sono IMPOSSIBILI e vieni addestrato tipo samurai fin dalla piu tenera eta'. da noi la scuola non serve a formare un individuo ma a conformarlo ai bisogni della nostra societa' e se stai male pure qui non trovi la forza di studiare. almeno io non l'ho trovata e ne conosco molti che non ce l'hanno fatta. ma da loro nelle periferie delle loro megalopoli ci sono zone industriali grandi come torino. tokyo conta oltre 35 milioni di abitanti per un km/q circa di 1,2 volte l'umbria! un conto una grande citta' tutto molto figo certo ma questo è un delirio e praticamente i giovani fanno i deficenti a tutto gas (basta guardare il fenomeno dei cosplayer o Visual kei) perche poi sanno che dovranno lavorare come pazzi per oltre 12 ore al gg (perchè li funziona così) e i soldi e l'apparenza in giappone sono TUTTO. molto peggio che in italia. ma pure qui non scherziamo invece come ben notiamo nei paesi dove la rivoluzione industriale rasenta lo zero anche per colpa dell'inflazione si sta male quasi allo stesso livello. ed ecco che il fenomeno sta arrivando pure qui da noi. pero' poi un giorno sarai obbligato a fare qualcosa e li saranno cavoli.. personalmente posso fare l'hikikomori perchè i miei hanno sempre avuto una azienda ma per colpa della crisi stiamo iniziando a tirare le somme.. ma qui non posso piu rimanere in troppi sanno della mia situazione ma sono certo che nel mio paese di casi analoghi al mio ce ne sono almeno una decina.. alcune persone invece sono proprio sparite per me sono andate all'estero.. ma questa è un altra storia si vede che hanno trovato una valvola di sfogo ma pure li secondo me non troveranno l'oasi che cercano. e si perderanno nuovamente. ciao

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    2. Si di problemi ne hanno tanti anche in Giappone. Io ho letto un libro che li tratta sotto una luce (forse) fin troppo severa (si chiama "Non voglio più vivere alla luce del sole", se ti interessa leggerlo).
      Uno di questi è sicuramente il superlavoro. E' stata coniata anche una parola per le morti a causa di esso: Karoshi. Per non parlare dei suicidi (il Giappone è uno dei paesi con il più alto tasso al mondo). Altri problemi possono riguardare invece i giovani, come quelli che citavi tu.
      Ce ne sono tanti, insomma, come in Italia del resto. Sono solo di diversa natura e strettamente collegati alla cultura, che più di ogni altra al mondo, rimane chiusa a influenze esterne.
      Se ne avrò modo parlerò anche di queste cose nei prossimi post, continua a leggermi se ti possono interessare.
      Ciao.

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