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Ci sono davvero oltre 50 mila hikikomori adolescenti in Italia? Analisi critica dello studio del CNR

Lo scorso 2 marzo 2023 sono stati comunicati i risultati del primo grande studio quantitativo sul fenomeno degli hikikomori in Italia (lo trovate a questo link). La ricerca è stata condotta dal CNR IFC Istituto di Fisiologia Clinica, in collaborazione con l'Associazione Gruppo Abele Onlus di Torino. Come strumento di raccolta dati è stato utilizzato il questionario ESPAD®Italia 2021, che da molti anni ormai analizza i consumi psicoattivi (alcol, tabacco, ecc.) e altri comportamenti a rischio degli studenti delle scuole superiori tra i 15 e i 19 anni. 

In questo articolo metteremo in evidenza quelli che sono i dati più interessanti emersi dallo studio del CNR, ma anche quelli che sono i numerosi limiti che abbiamo rilevato. 




La possibile sovrapposizione con la dispersione scolastica

 "L’81,6% dei Dirigenti rispondenti al questionario, ha affermato che, nell’anno scolastico 2020-2021 vi è stato almeno uno studente della scuola coinvolto nel fenomeno della dispersione scolastica, mentre il 26,7% ha affermato che almeno uno studente è stato coinvolto nel fenomeno dell’isolamento sociale."

Il Centro e il Sud Italia risultano ben sette volte più colpiti rispetto al Nord, il che è in netta contrapposizione con la nostra esperienza come Hikikomori Italia: infatti la maggior parte delle richieste di aiuto ci giungono proprio dalle regioni nel nord del paese. Il fatto che il Sud sia così tanto colpito secondo questo studio pone il dubbio su quanto il fenomeno più generale della dispersione scolastica e quello del ritiro sociale volontario cronico (hikikomori) siano stati adeguatamente scissi.

La sottostima del fenomeno del bullismo

Solo lo 0,4% ha dichiarato di subire bullismo e poco più dell’1% ha ammesso di venire deriso o giudicato negativamente. Queste percentuali appaiono estremamente basse, anche a voler essere molto ottimistici. Secondo i dati raccolti dal Ministero dell'Istruzione tramite la Piattaforma ELISA, il bullismo riguarderebbe circa il 22% degli studenti italiani, e una stima sovrapponibile è stata rilevata anche dall'ISTAT.

Il fatto che in questo specifico studio il fenomeno del bullismo risulti così poco impattante, può far ipotizzare che la domanda non sia stata compresa correttamente dai rispondenti. Inoltre, dividere le casistiche "essere derisi" e "subire bullismo" non è corretto, dato che le derisioni rientrano a tutti gli effetti all'interno del bullismo psicologico. 


Cosa si intende per "isolamento significativo"?

Il 18,3% dei partecipanti ha dichiarato di essersi isolato per un periodo di tempo “significativo”. Isolamento per lo studio è inteso come “non andare a scuola e/o frequentare amici e/o conoscenti”, ma cosa si intende per “periodo di tempo significativo”? Questo è il punto chiave. Per lo studio un periodo di tempo significativo può corrispondere anche a una settimana o addirittura a meno. In questa casistica ovviamente si colloca la stragrande maggioranza dei rispondenti, eppure rimanere isolati per qualche giorno non significa necessariamente avere un problema di isolamento sociale. Anzi, per un adolescente non uscire con gli amici per meno di una settimana può essere un comportamento assolutamente fisiologico e per nulla preoccupante. A parziale conferma di ciò, c'è anche il dato secondo cui addirittura il 78,7% di coloro che hanno dichiarato di essersi isolati ha comunque mantenuto contatti con amici e conoscenti.

Se andiamo a vedere chi si è isolato da una settimana o meno, scopriremo che sono in maggioranza donne, ma se saliamo con la durata dell'isolamento, ecco che che le percentuali si spostano sempre di più sugli uomini. Nella casistica "isolato da oltre 6 mesi", ovvero il range di tempo che il governo giapponese ha identificato come minimo per definire una persona hikikomori, gli uomini sono quasi il doppio delle donne, a conferma che la sindrome da ritiro sociale cronico sia un problema fortemente connotato al genere, come confermato anche dai dati raccolti dalla nostra associazione e dagli studi internazionali.

In ogni caso, il fatto che nello studio siano stati inseriti nello stesso calderone persone che sono state isolate per meno di una settimana, con persone isolate da sei o più mesi, rende confusi e di difficile interpretazione la maggior parte degli altri dati raccolti a partire da questo sottocampione di studenti.

Non sono chiare le cause dell'isolamento

La stragrande maggioranza di coloro che hanno dichiarato di essersi isolati per un periodo di tempo significativo, ha poi ammesso di averlo fatto per non meglio specificati "problemi di natura psicologica", ma in questa casistica rientrano soprattutto le ragazze. Quali sono invece i motivi che hanno spinto i ragazzi, ovvero coloro tendenzialmente più gravi, a isolarsi? Non si sa. Molti infatti ricadono nella casistica “altri motivi”, il che fa pensare che tra le risposte della domanda manchino del tutto alcune delle motivazioni chiave alla base del fenomeno hikikomori, che non sono state inserite forse per una scarsa conoscenza dello stesso. Il punto è che le cause del ritiro sono fondamentali per discernere l’hikikomori dalle altre forme di isolamento sociale, e non aver raccolto questo dato e una grave lacuna. 

Anche quando è stato chiesto ai partecipanti il perché non abbiano mantenuto i contatti con gli amici durante il periodo di isolamento, al primo posto tra le risposte c’è ancora una volta “Altri  motivi”. Qui pesa forse il fatto che originariamente il questionario non è stato costruito per indagare il fenomeno del ritiro sociale volontario, ma sia stato adattato a tale scopo solo in un secondo momento ed evidentemente non in modo adeguato. 


Lo studio si concentra sui frequentanti

Il limite più grande dello studio sta però nel fatto che il questionario è stato compilato dai frequentanti e dunque tra questi non vi sono tutti coloro che la scuola l'hanno già abbandonata, ovvero gli hikikomori nella fase 2. Ciò fa sì che qualunque stima quantitativa circa l'incidenza del fenomeno in Italia, elaborata a partire dai dati dello studio, sia intrinsecamente influenzata da questo grave limite. 

Lo studio è stato condotto nell'anno del Covid

Per quanto i ricercatori siano stati attenti a non includere i periodi di DAD e di lockdown all'interno di quelli considerati "di isolamento", rimane il fatto che lo studio sia stato condotto in un anno molto particolare e di conseguenza i dati raccolti sono inevitabilmente viziati da ciò. 


Conclusioni

Nonostante l'ammirevole tentativo di condurre il primo studio quantitativo nazionale sul fenomeno degli hikikomori in Italia, i limiti della ricerca sono tali da rendere i dati raccolti difficilmente interpretabili e dunque poco utili sul piano pratico. La colpa non è tanto di chi ha svolto concretamente la ricerca, ma degli esperti che avrebbero dovuto supportare il CNR nella costruzione delle domande e dei relativi item di risposta.

Anche la stima di 54 mila hikikomori adolescenti in Italia, riportata da numerose testate nazionali, è molto debole, dato che si basa su un'autovalutazione dei partecipanti stessi. Anche qualora proiettassimo il sottocampione degli isolati da oltre sei mesi sulla popolazione nazionale, comunque al loro interno non avremmo le casistiche più gravi, ovvero coloro che hanno già abbandonato la scuola e passano quasi tutto il tempo all'interno delle mura di casa.

In nostro auspicio dunque è che in futuro si possa ripetere lo studio cercando di superare i limiti identificati in questo articolo e magari condurre anche una ricerca quantitativa a livello nazionale su una fascia d'età più ampia, poiché la maggior parte dei ritirati sociali italiani non si trova più in età scolare. 

Psicologo
Presidente fondatore Hikikomori Italia


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