sabato 10 gennaio 2015

Non è una società per introversi




Chi è alla ricerca di un’occupazione, e si ritrova ogni giorno a leggere decide di annunci di lavoro, avrà sicuramente notato che tra i requisiti richiesti compaiono molto spesso precise disposizioni caratteriali. Frasi del tipo "cerchiamo persone dinamiche, positive ed estroverse" sono ormai inserite di default in gran parte degli annunci.






Non mi stupirei più di tanto se leggessi requisiti di questo tipo in annunci per ruoli a contatto con il pubblico (come baristi o promoter), ma oggi un carattere “aperto” è richiesto anche a chi deve svolgere lavori di ufficio o comunque mansioni non a diretto contatto con i clienti. Il motivo di una tale richiesta è comprensibile: nessuna azienda vorrebbe assumere una persona introversa in quanto la capacità di creare relazioni positive con i colleghi è da ritenersi una qualità indispensabile per il buon funzionamento del gruppo e dell’organizzazione.


Non tutti sono bravi a relazionarsi


Questo può rappresentare un grande ostacolo. Ad esempio, per un persona timida e introversa sarà notevolmente più difficile superare un colloquio di lavoro. E’ molto probabile che, a parità di competenze, il posto venga ottenuto da una persona spigliata e in grado di relazionarsi in modo più efficace con il selezionatore.

Dunque, in un mercato del lavoro in piena crisi non è difficile ipotizzare che i primi a essere tagliati fuori saranno proprio coloro che non possiedono caratterialmente i requisiti per farne parte.

A sostegno di questa ipotesi, Susan Cain (autrice del libro “Silenzio: il potere degli introversi in un mondo che non può smettere di parlare”) in un’intervista afferma che:

“[...] le nostre principali istituzioni, come le scuole e i posti di lavoro, 
sono progettate per gli estroversi."

Questo nonostante, secondo alcuni dati, circa la metà della popolazione (Statunitense) avrebbe tendenze introverse. Dunque, la domanda che l'autrice si pone è la seguente:“perché [a scuola] i ragazzi che preferiscono stare per conto proprio o lavorare da soli sono visti come anomalie?”.



Rischio di una "frattura sociale"


Dunque, nonostante la società sia composta in maggioranza da persone introverse, il modello ideale richiesto per farne parte è proprio quello opposto, ovvero l’essere estroversi, aperti, socievoli, ecc.
Questo significa che coloro che vogliono integrarsi in questa società dovranno talvolta dissimulare il proprio carattere, mostrandosi come persone diverse da quello che sono in realtà.
Ciò può essere qualcosa di relativamente semplice per alcuni, ma un ostacolo insormontabile per altri. Il rischio è che la forbice si allarghi sempre di più.

Una preoccupazione simile è stata espressa anche da Noki Futagami, fondatore della New Start, il quale, in un’intervista rilasciata al New York Times dice: 

“[...] noi siamo soliti pensare che tutti siano uguali, ma il gap sta crescendo. Io sospetto che ci sarà una polarizzazione di questa società. Ci sarà un gruppo di persone che possono farne parte. E poi ci saranno gli altri, come gli hikikomori. Coloro che non possono farne parte.”


Dunque, l’hikikomori potrebbe essere solo un primo campanello d'allarme di un'inevitabile frattura della società. Il pericolo è che si venga a creare una comunità sommersa composta da persone, che non riuscendo a inserirsi nella società finiscono per isolarsi, diventando col tempo invisibili.


4 commenti:

  1. Per esperienza diretta vorrei dire che conta molto però il fatto di fare un lavoro che piaccia. Quando, per anni, mi sono ostinata a fare lavori nel settore impiegatizio e informatico, che odiavo, tendevo ad isolarmi, a non legare, a passare da asociale e sociopatica, e regolarmente non mi rinnovavano il contratto. Oggi mi occupo di cose più consone ai miei interessi e non ho più tutti questi problemi.

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    1. Sono d'accordissimo (è un po' il discorso che ho fatto anche nel post precedente riguardo alla scuola). Certo che trovare subito il lavoro adatto non è facile. Probabilmente bisogna sbatterci la testa un po' di volte prima, come hai fatto tu.

      Grazie del commento Elena :)

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  2. Che sia un mondo per estroversi, purtroppo, non è una novità, e ne ho dovuto subire le conseguenze fin dall'infanzia. Con il lavoro il discorso si complica, perchè c'è in gioco la tua autonomia (e quindi, magari, la libertà di "fare la tua vita da introverso" senza più dipendere dai ritmi e le finanze degli altri). Premesso che oggi trovare lavoro è difficile per tutti, la predisposizione ai contatti sociali è richiesta più di un QI minimo. Certo, posso fingere se lo desidero, ma a costo di raggiungere livelli insopportabili di fobia sociale e quindi, prima o poi, scoppiare.

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    1. Ha centrato in pieno la questione. Grazie del commento!

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